∞ Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore ∞

Trani, Cattedrale di San Nicola Pellegrino



Trani, Cattedrale

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Macondo 15 gennaio 2011

∞ La lezione morale di Scoppola ∞

di Piero Ferrante

Esistono i millantatori, ed esistono gli storici. Pietro Scoppola è uno di quelli che non vorresti morisse mai come portatore sano, sanissimo, di una dose estrema di verità, lucidità, passione. Quando, nel 2007, è entrato anche lui nella schiera di coloro cui ha dedicato una vita intera, gli studi storico-politici del nostro paese hanno, di colpo, subito il colpo. Perché Scoppola non era capace di ripetere, per due volte, lo stesso discorso. O, per la precisione, sottendeva, a discorso diverso, ideali e valori identici.

Scoppola era un docente universitario talmente umano da sembrare un nonno. Con l’austerità di un nonno, il rispetto di un nonno, la saggezza di un nonno. Giudicava e non sbagliava. Scoppola non era semplicemente uno studioso, ma una traccia di memoria nel mezzo del revisionismo andante suonato dall’orchestra di Piazza Della Loggia, della sinfonica della Stazione di Bologna, dal trio di Ustica ed il duo del Moby Prince.

Ecco perché, recuperare Pietro Scoppola, le sue bacchettate ai colleghi, ai politici, ai partiti, ma anche quelle inferte ai semplificatori della verità (a coloro, per dire, che da un giorno all’altro derubricavano le formazioni politiche dalla Resistenza a vecchiume da spazzar via i da accantonare sotto i tappeti) è, oggi, un atto di piccola resistenza quotidiana. L’ha fatto, ad esempio, la casa editrice Laterza appena l’anno scorso. Riprendendo alcune lezioni tenute dallo storico nella Sala Aldo Moro della Sapienza di Roma, ha rimesso in circolazione quei batteri positivi di cui Scoppola ha infettato muri, pareti, banchi. Nasce così “Lezioni di Storia” (Laterza 2010). Come l’attività normale di uno studente, con una sbobinatura.

Bastano poche pagine per rendersi conto che si tratta dello Scoppola migliore, quello che, a contatto con i giovani, nell’emergenza di non far svanire nelle nebbie del nulla i valori democraticamente più puri, sferza il revisionismo ed i revisionisti. Falsi maestri della Storia, in effetti protagonisti politicamente interessati. Perché se è vero che la Storia, e soprattutto certa Storia (leggi antifascismo, leggi resistenza, leggi Costituzione, leggi movimenti contadini ed operai, leggi stragi di Stato) non ha mai avuto bisogno di fare il tagliando per testarne la verità, è pur vero che di meccanici che l’hanno intesa smontare e rimontare, motore al contrario e trazione invertita, ci sono stati. Eccome. Scoppola, come Galilei, li cita, li scandaglia, li squassa. Senza boria, senza paroloni, senza additarli. Scoppola non fa nulla, non si serve della confusione o di alchimie revansciste, né di furori di piazza o di baracca. Solo, lascia intuire. E, nell’intuizione, lascia capire.

Nelle sue parole, e tra le pagine, si materializzano gli elementi chiave del Novecento.
La lezione su “Identità nazionale e Resistenza” è un galateo italico, l’epifania di quel che dovrebbe essere l’Italiano ma che l’Italiano non è, perso fra velinismi, giustizialismi infiniti e dibattimenti velleitari.
Quella su “Costituzione e Costituente” l’abbecedario della contemporaneità, il modello in base al quale intagliare la società dell’oggi (ma qualcuno l’ha smarrito). È qui che Scoppola raggiunge il suo apice, intavola l’esegesi della democrazia leggendo fra gli anfratti dell’antifascismo. È qui che smitizza chi, a torto, si è automitizzato: abbatte senza remore morali quanti hanno letto la Resistenza in virtù di un interesse di parte, di una semplice e crudele resa dei conti personale. Ne fa non solo un momento, pur esistente, di lotta civile, ma il trait d’union fra l’esperienza bellica agli sgoccioli e la stesura della Carta Costituzionale. Lo interpreta, aulicamente, come “momento morale” e associa la fase armata a quella non violenta.
Nelle pagine sulla “Tradizione marxista e doppiezza comunista”, esalta Antonio Gramsci (che considera la “parte originale” della fazione comunista italiana), interpreta i dubbi di Togliatti (doppio sì, ma vero artefice della democrazia), ridimensiona il Partito Socialista; come in quelle su “La Democrazia Cristiana” non può esimersi dal criticare l’assuefazione di una parte del mondo scudo crociato alla Chiesa (senza generalizzare l’esperienza collettiva, sostanzialmente più laica che clericale).
Infine, giunge all’oggi, all’attacco berlusconiano alle istituzioni, allo smantellamento della Costituzione, alla Lega secessionista ed a un centrodestra confuso che confonde ed ipnotizza un’intera generazione di elettori dimentichi di ben altre esperienze politiche.

Strano a dirsi, perché forse non era suo intento: ma leggendo Scoppola viene quasi il magone per la Prima Repubblica.

Pietro Scoppola, “Lezioni sul Novecento”, Laterza 2010
Giudizio: 4 / 5 – Eterno

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∞Musica, maestro Vitali!∞

di Roberta Paraggio

Metter su una banda musicale non è cosa di poco conto, soprattutto se questa deve venir fuori da una fanfara zoppicante e con poche prestese, abituata per lo più ad accogliere i turisti in arrivo al molo di Bellano, cittadina lacustre che vive di turismo e pettegolezzo, di piccoli colpi di scena e misteri di provincia.

Un sottofondo di marcette d’epoca prebellica fa da colonna sonora a questo ennesimo successo di Andrea Vitali, cornette, tromboni, un intero coro ancor prima che una banda protagonista di questo romanzo d’atmosfera paesana, paonazza di vino a buon prezzo..
C’è il borioso podestà Parpaiola, c’è Armellina, la bella del paese, il virtuoso bombardino di Evelindo Nasazzi, che più che suonare viene “suonato” dalla giovane e potente neosposa Noemi, determinata fino alla fine a rimetter in riga il marito beone, e, soprattutto c’è il pingue e fascista Onorato Geminazzi, dapprima forestiero, poi, addirittura maestro della fanfara bellanese.
Sarà proprio intorno al Geminazzi e alla sua numerosa famigliola, cinque figli, due in arrivo più la querula moglie Estenuata, che si intrecceranno le vicende lacustri.

Piccole invidie e grandi aspirazioni, una banda si sa è cosa seria, e serie saranno le intenzioni del Geminazzi, sedicente prima cornetta della banda rivale di Loveno, che metterà tutto il suo puntiglio da ragioniere nella formazione di una banda come si deve, a cominciare dalla sede delle prove, fino alla divisa degli sgangherati suonatori, finora molto più interessati alle bevute del dopo prove che ai virtuosismi musicali.
Come un inciucio che va di bocca in bocca, sussurrato piano all’orecchio scorre la narrazione di questo romanzo,in cui accade di tutto ma senza clamore, con calma, come le acque del lago, apparentemente immobili.

Il breve arresto del Geminazzi, la fanfara che perde elementi, un matrimonio contro ogni previsione tra l’integerrimo Bongioanni e la bella ,chiacchierata e già madre Ermellina, il regime che prende il cento per cento dei consensi alle elezioni e un lutto misterioso.
Tra Giovinezza e Luce al Duce, note stonate e qualche piccolo dissidente, la narrazione si avvia al dunque, verso un finale che tale non è, l’eco delle note rimane infatti sospeso nell’aria, forse a far da ultimo accompagnamento a quel misterioso cappello che affonda nel lago, spettatore inerme dell’Italietta un po’ macchiettistica che Vitali ancora una volta ci regala.

Andrea Vitali, Almeno il cappello, Garzanti 2009
Giudizio: 3 / 5 – Pantofolaio

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I LIBRI PIU’ VENDUTI A MANFREDONIA, LIBRERIA EQUILIBRI
Benedetto XVI, “Luce del mondo. Il papa, la Chiesa e i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald”, Editrice Vaticana 2010
Alberto Angela, “Impero. Viaggio nell’Impero di Roma seguendo una moneta “, Mondadori 2010
Allen Carr- “È facile smettere di fumare se sai come farlo”, EWI, 2004

I LIBRI CONSIGLIATI DALLA LIBRERIA EQUILIBRI
IL ROMANZO: Juan Villoro, “Libro selvaggio”, Salani 2010
Ci sono libri con una forte personalità. Libri che si scelgono i lettori, e non viceversa. E libri che rifiutano di farsi leggere. Juan, quattordici anni, trascorre le vacanze dallo zio Tito, il bibliofilo più pazzo del mondo. Nel labirinto della sua biblioteca Juan scopre che i libri hanno una vita propria. Alcuni addirittura cambiano contenuto a seconda di chi li legge. Altri, invece, si nascondono. Come “II libro selvaggio”, che si lascerà leggere da una sola persona, da un lettore speciale. Perché leggere è un atto creativo. I libri sono magici. I libri sono vivi. E sono tutti diversi, come noi. “L’abilità di narratore di Villoro è al servizio di un sorprendente romanzo di avventura e intrighi che ha per protagonisti dei personaggi insoliti: libri ‘vivi’, dotati di poteri eccezionali e capaci di cambiare la vita delle persone.”

I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Andrea Camilleri – Carlo Lucarelli, “Acqua in bocca”, Minimum fax 2010
IL SAGGIO: Giorgio Meletti, “Nel paese dei Moratti”, Chiarelettere 2010
IL CLASSICO: Alvaro Mutis, “Maqroll il gabbiere”, Einaudi 1993

FINALMENTE SCEGLIERAI… RICORDO DI FABRIZIO DE ANDRE’
Guido Harari (a cura di), “Fabrizio De Andrè. Una goccia di splendore. Un’ autobiografia per parole e immagini”, Rizzoli 2007
Sergio Algozzino, “Ballata per Fabrizio De Andrè”, Becco Giallo 2008
Paolo Ghezzi, “Il vangelo secondo De André. «Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria»”, Ancora 2006

Macondo – La città dei libri

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