Macondo 31 dicembre 2010

♣ Frange di Messico

di Roberta Paraggio

Sandra Cisneros, Caramelo, Nuova Frontiera 2010 (n.e.)

Da Chicago a Città del Messico, fino ad Acapulco e a San Antonio del Texas, Caramelo è un viaggio rumoroso fatto in macchine strapiene di bambini, bagagli, ricordi, e vacanze. Gambe sudate che si attaccano ai sedili in finta pelle, confini da attraversare nelle ore più calde e stupide canzoncine intonate a squarciagola per ingannare il tempo prima dell’arrivo in Calle del Destino. Destinazione: la casa di Nonna TremendaNonno Piccolo.

Da nonna Tremenda Soledad, potente dittatrice, fino alla bisnonna Guillermina che morendo ha lasciato incompiuta la frangia del suo rebozo color caramelo, fino alla narratrice Lalita che riprende i fili di quello scialle con la sua narrazione sorprendente.
Un’intervista a Nonna Tremenda prima che vada via per sempre, per raccontare la storia di un’intera famiglia messicana in perenne movimento, l’infanzia solitaria, l’invisibilità che incattivisce, la giovinezza in una città talmente triste da avere campanili preclusi alle donne, troppo alto il rischio che vi salissero per farla finita.

E l’amore per Narciso, nonno Piccolo, colui che fino alla morte amerà l’altra, Exaltaciòn Henestrosa, una donna enorme con un cappello di iguana che non lo ricambierà mai, eppure, prima di morire, sommerso da centinaia di scope colorate, spazzato via da questa terra, nonno Piccolo penserà a lei.

Un battibecco continuo tra nonna e nipote, Lalita, ostinata a raccontare la verità, Soledad che ancora tenta di nascondersi dietro i cuentos, le piccole bugie che non fanno male. Ma Lalita disfa la frangia e riprende daccapo, pesca nei ricordi e negli odori tra Messico e Stati Uniti, tamales e bibite americane dolciastre e gassate. In “Caramelo”, ogni momento ha un odore, profumi di lacrime portati dall’oceano di Acapulco, l’unica vacanza della famiglia Reyes immortalata in una foto in cui tutti fanno finta di esser felici.
L’odore di aceto e tristezza in cucina, di cose mai dette e piccole rabbie sopite, l’olezzo di carne fritta che anticipa la presenza di Nonna Tremenda ogni volta che Lalita è sola, conforto e tortura, monito e compagnia, l’onnipresente matrona messicana non va mai via davvero.
Torna per ricordare che il rebozo caramelo non è compiuto, che i fili sono ancora li in attesa di esser intrecciati, tra historia e cuento, ricordi veri e piccole menzogne.

SANDRA CISNEROS, “CARAMELO”, La Nuova Frontiera, 2002

Giudizio 3,5 / 5 Rutilante

_________________________________________________________________________________________________________
♦ In attesa con Buzzati

di Piero Ferrante

Lucia Bellaspiga, "E se poi venisse davvero? Natale in casa Buzzati", Ancora 2010

C’ha impiegato trent’anni, Dino Buzzati, a chiedersi il senso del Natale, della festa. L’autore de “Il Deserto dei tartari”, la firma del Corriere della Sera, si è riflesso nello specchio della festa santa per eccellenza con la frequente cadenza della strega di Biancaneve. Come quella, Buzzati andava alla ricerca di un senso. Da ateo, questo senso rassicurante, la certezza, la cercava nelle cose del mondo. Dal mondo, dalle luci, dallo sfavillio, dai doni, dalle voci. È nell’uomo e nei suoi gesti, nell’uomo e nei suoi vizi, nell’uomo e nei suoi limiti, nell’uomo e nelle sue paure, nell’uomo e nelle sue maschere, nell’uomo e nei suoi occhiali storcenti, che Buzzati ha scrutato. Sentimenti che ha indagato quasi il mondo fosse una immane tasca. Vi ha attinto a piene mani. Ha scavato, ha cercato, ha spostato. E scavando, cercando, spostando, ha sperato di trovare.

È questa parte di Buzzati che ha solleticato la curiosità intellettuale di Lucia Bellaspiga (giornalista de “L’Avvenire”). Con la milanese Ancora, ha dato alle stampe il testo “E se poi venisse davvero? Natale in casa Buzzati”. Un volumetto agile, veloce come veloci sono le ore della festa, rapide e soddisfacenti come l’intermittenza delle lucciole sull’albero, frugali e senza pretese come un pasto consumato con il solo condimento del bene familiare.

Vi emerge, dunque, un Dino Buzzati non proprio inedito. Un po’ bambino gioioso, un po’ eremita della psiche, un po’ apolide della fede. Emerge un Buzzati in evoluzione, giammai fideista e men che mai partigiano della ragione. Tutt’altro. La Bellaspiga si serve di citazioni ampie, attinge alla vasta bibliografia buzzatiana in tema natalizio, per illustrare i dubbi. vero, perché di dubbio e non di altro si parla. In Buzzati, è assente l’arrovellamento del cercatore della fede tanto quanto non si scorge traccia del presuntuoso disfattismo dell’ateo. Dino Buzzati, il non credente Buzzati, lo scrittore Buzzati, il cronista Buzzati, il lucido Buzzati è anche quello che scorge i perbenismi per stanarli, il cui moralismo non è fine a sé stesso ma si staglia del cielo della morale, che addita i disfattismi ed i disfattisti. Li valuta, li giudica, li condanna.
Nella ricerca del significato del Natale, Buzzati ha vestito e svestito dolcezza, rabbia, incertezza, illusione e disillusione. Ha riversato sui suoi personaggi queste emozioni, vi ha vomitato addosso parole e sentimenti. Nelle creature di Buzzati è leggibile tutto Buzzati. È lui quello che chiede il ritorno al sogno, come è lui quello che inveisce contro la festa; è lui quello che sproloquia sottilmente contro il consumismo, ed è lui quello che calca la mano sull’importanza della presenza nella vita dell’altro. Il suo Natale non è dissimile da quello di un credente. E pur nella fatica di cogliere appieno il senso, mai Buzzati tradisce il grande mistero dell’attesa, mai disattende alla gioiosa riunione di bontà (e lui parla espressamente di bontà e la contrappone alla miseria patetica del buonismo di facciata). E, nel riconoscimento dell’attesa, è insito debolmente ed implicitamente il mistero della sacralità. Ed il suo Gesù, il Gesù della verità, il Gesù dei bambini, il Gesù del sogno, sa essere anche beffardo. A punto tale che la sua eventuale venuta – che chiede, quasi invoca come risposta alle mille domande poste a se stesso – smonterebbe i teoremi meccanicistici di un’umanità di “atomi”, “razzi”, “torri”.
Perché, in fondo, “i prodigi non hanno fretta”. Tanto vale star lì ad aspettare. Senza fretta e senza rumore. Silenziosi.

LUCIA BELLASPIGA, “E SE POI VENISSE DAVVERO? NATALE IN CASA BUZZATI”, ANCORA 2010

Giudizio: 3 / 5 – Speranzoso

~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~••~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~~•~

I LIBRI PIU’ VENDUTI A MANFREDONIA, LIBRERIA EQUILIBRI
AA.VV., “Il grande libro dei perché”, Giunti 2010
Benedetta Parodi, “Benvenuti nella mia cucina”, Vallardi 2010
Antonella Clerici, “Ricette di casa Clerici”, Rizzoli 2010

I LIBRI CONSIGLIATI DA EQUILIBRI
IL ROMANZO: John Grisham, “Io confesso”, Mondadori 2010
Ambientato in Texas, il più forcaiolo degli Stati Uniti, il romanzo ha per protagonisti un prete e un assassino. I due si incontrano nelle prime pagine, quando il pluricondannato Travis Boyette, colpito da un cancro al cervello, confessa al reverendo Keith Schroeder l’omicidio di una ragazza bianca, cheerleader del liceo, avvenuto dieci anni prima. Scagionando così Donté Drumm, un giovane di colore già condannato per quel delitto e in attesa della pena capitale. Ma la confessione di un assassino riuscirà a liberare un innocente? Secondo Grisham non è tutto così scontato se si entra nelle maglie intricate del sistema giudiziario americano. Sarà una corsa contro il tempo, quasi come quella dell’editore al lettore delle feste.
IL SAGGIO: Corrado Augias, “I segreti del Vaticano”, Mondadori 2010
I segreti del Vaticano racconta “storie, luoghi, personaggi di un potere millenario”.
Il cuore dell’autore, lo si capisce subito molto bene, è dalla parte, diciamolo con linguaggio moderno, dei preti di base, quelli che scelgono di stare fra la gente e spesso disobbediscono alle gerarchie. L’opera dei don Mazzi, don Ciotti e don Gallo è del resto ben nota e apprezzata così come molti ricordano la figura di dom Franzoni, abate di San Paolo, di cui scrisse Pasolini: «non c’è predica di dom Franzoni che prendendo convenzionalmente il pretesto o dal Vangelo o dalle Lettere di Paolo, non arrivi implacabilmente ad attaccare il potere».

NARRATIVA PER BAMBINI: AA. VV., “Il grande libro dei perché”, Giunti 2010
Nuova edizione aggiornata e graficamente rinnovata per uno dei titoli più importanti del catalogo Giunti Junior. Il grande libro dei perché offre ai ragazzi un panorama di oltre 600 domande e risposte sugli argomenti più vari: l’universo, il pianeta Terra, il mondo vivente, i popoli e le civiltà del mondo, i luoghi e le città più particolari, la comunicazione e l’informatica. Per esaudire tutte le curiosità e rispondere ai dubbi più strani: per scoprire perché le comete hanno la coda e perché alcuni pesci sono chiamati spazzini, per imparare il perché nei deserti si incontrano le oasi e il perché si parla di “villaggio globale”, per stupirsi leggendo perché dalla testa delle balene esce il fumo o perché al cinema vediamo le immagini in movimento! Riccamente illustrato e con tanti box di approfondimento.

I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Dino Buzzati, “Il panettone non bastò. Scritti, racconti e fiabe natalizie”, Mondadori 2004
IL SAGGIO: Pietro Scoppola, “Lezioni sul Novecento”, Laterza 2010
IL CLASSICO: Vasco Pratolini, “Metello”, q.e.

CHI LEGGE IL PRIMO DELL’ANNO LEGGE TUTTO L’ANNO. LIBRI PER IL CAPODANNO
Christopher Bush, “Omicidio a Capodanno”, Polillo 2009
Vladimir Dudincev, “Storia di Capodanno”, Nottetempo 2002
Guido Cossard, “Storia e riti di Capodanno”, Rizzoli 1999

Annunci

Macondo – La città dei libri

Che giorno è?

ottobre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Palloni di carta