Macondo, 9 luglio 2011

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Madonne, piogge torrenziali e l’ispettore senza nome ∞
di Piero Ferrante

Alice Beltrame si è allontanata nella canicola di Ferragosto. Sono passati 10 anni dalla sua misteriosa dipartita e foglietti dal contenuto sibillino invadono la noiosità trevigiana. Sono i resoconti dettagliati delle avventure sentimentali di Alice, mancano i nomi dei personaggi, ma, le professioni, i vizi e le inesistenti virtù lasciano poco spazio agli indovinelli. La città bene trema, echeggia un rumore d’ossa che non porta nulla di buono, sarà lo scheletro che l’alluvione ha fatto venir a galla, quello che molti, tra cui la Madonna in persona, asseriscono essere della scomparsa.

L’ispettore Stucky è incerto, naviga senza boa nella pioggia che invade le strade, tra le certezze di una veggente quindicenne di nome Aisha e le reticenze delle Beltrame, è un mistero caliginoso, in cui si rischia di andare a fondo, non mancano infatti i depistaggi e le false piste raccolte sulla via degli amori di Alice, idrosolubili, liquidi, che scorrono via. L’Amore è idrosolubile è un giallo che sembra affacciarsi dal bianco e nero dei quotidiani locali, cronaca nera con quel po’di pruriginoso che tanto piace “alla gente”, ben amalgamato con lo scalpore suscitato dalle apparizioni mariane.

Fulvio Ervas conosce i tempi del giallo e quelli della notizia, sa sbattere il mostro in prima pagina, ma, lo fa con savoir faire narrativo, affidandosi a Stucky, alla sua flemma mezzo persiana e mezzo veneziana, e a personaggi di contorno che distraggono con le loro divagazioni sulla vita. Lo zio venditore di tappeti e le sue romantiche storie, Michelangelo, adolescente in fase ribellistica, destabilizzatore delle amene vite trevigiane, sovvertitore della quotidianità sonnolenta, Argo, cane beone e sorridente.

Come l’attesa di un treno in una stazione di periferia, una narrazione poco rumorosa, a sirene tutt’altro che spiegate, fino ad arrivare alla soluzione del giallo, crudele e non prevedibile. Il male si insinua nelle vite soddisfacenti, la quotidianità si svela meschina, la gelosia si trasforma in invidia feroce e distruttiva. La nebbia del nordest che lavora avvolge nel silenzio una tragedia non annunciata.

Fulvio Ervas, L’amore è idrosolubile, Marcos y Marcos 2011
Giudizio: 3 / 5 – Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male…
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∞ La testa per aria e negli occhi la luna ∞
di Roberta Paraggio

Moon ha diciannove anni, un viso pallido incorniciato dai capelli neri e un sorriso che disvela ancora tutti i denti sani, nonostante la vita grama. Il suo nome lo hanno inventato per lei i compagni di strada, per cancellare quello che è stata prima. A Place Saint Mitch ce l’hanno tutti un soprannome, tutti hanno un passato che non ci è dato sapere, e un futuro di cui non vogliono rendere conto. Volontari di una vita randagia, senza documenti né licenze per camminare sulla retta via, nessuno glielo ha insegnato a stare al mondo, e loro, ne hanno sgraffignato un piccolo angolo costruendolo cartone su cartone, straccio su straccio.

Moon ha tanta vita, dorme con il suo cane Comete in una grande scatola che era stata contenitore di un frigo, poi il frigo è finito in qualche confortevole appartamento, e, l’involucro, piantato davanti ad un negozio di fiori, è diventato la sua casa. Un monolocale panoramico, vista vita e vista luna. Moon ha un sorriso che vende ai passanti, col candore di un Amelie Poulain stracciona, munita di sogni sopiti e avvenire non pervenuto.

Ameliè affondava le dita nei legumi, Moon al massimo li sgraffigna, con la miseria a tracolla, scrive su un taccuino arancione, (fregato anche quello), prova a mettere insieme una storia da regalare al suo amore per Natale, ma Fidji se ne andrà, e le parole sconnesse resteranno sotto il suo cuscino freddo a guardare la luna tonda e sottile. Quelle sbavature di inchiostro diverranno lascia passare per la possibilità, veicolo di cambiamento, grazie a Slam, amico ed ex carcerato, che crede in lei, che prova a metterla per la prima volta nella sua vita dentro qualcosa, non fuori, non spettatrice, protagonista di una vita nuova con cui non sa confrontarsi.

Maud Lethielleux, in questo “Da qui vedo la luna”, descrive con leggerezza la crescita di una ragazzina che diventa donna in un contesto del tutto insolito, non indugia sui particolari del passato, Moon si presenta così com’è al lettore, senza traumi e sfaccettature psico-pedagogistiche, con la verità e il sarcasmo che la strada le ha insegnato, col rifiuto dell’omolagazione a tutti i costi, col suo ghignare sulla libertà dei lavoratori dipendenti, la paura di diventare altro e l’indolenza di chi non è abituato a scegliere. Moon è una piccola donna e lo sa, non si da arie, si sente vissuta ma non saggia, rischia di invecchiare senza crescere, non è un’eroina, non ci fa commuovere con i suoi fiammiferi da vendere, non esce da una fiaba strappalacrime, ha scelto la libertà, quella di essere una cometa che guarda la luna.

Maud Lethielleux, “Da qui vedo la luna”, Frassinelli 2011
Giudizio: 3 / 5 – Con le ali ai piedi
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∞ Una profonda linea d’ombra ∞
di Angela Catrani

Watanabe Toru ha 18 anni ed è appena arrivato a Tokio per frequentare l’Università. Ha lasciato la sua città, i suoi genitori e il suo migliore amico Kizuki, che si è ucciso pochi mesi prima. Questa morte improvvisa e sconvolgente lo ha lasciato solo, stranito, confuso, incerto, senza più gioia o voglia di andare avanti. Eppure il suo corpo continua a vivere, immerso nella lettura e nella musica.

L’incontro con Naoko, la fidanzata di Kizuki, è come un regalo a cui aggrapparsi con forza, è una risorsa, una speranza. Ma Naoko non sta bene, il suicidio di Kizuki pesa come un macigno nella sua psiche delicata e fragile, già devastata da precedenti lutti, ed episodi allucinatori la costringono al ricovero in una speciale clinica psichiatrica. E poi, nella vita di Toru, compare Midori, ragazza esuberante, infelice ma viva, calda, luminosa, nonostante debba affrontare appena vent’enne l’ennesimo lutto.

La morte. Questo libro è intriso di morte e di dolore, ma è un libro comunque aperto alla luce e alla speranza.Watanabe Toru è un giovane coraggioso, gentile, riflessivo, educato, e soprattutto sincero. Non cade nell’autocommiserazione o nell’autocompiacimento. Si dà una regola di vita, di studio, di lavoro. E’ metodico e preciso. Rappresenta l’ancora al quale aggrapparsi per gli amici che lo incontrano e forse proprio per questa sua attitudine gentile all’aiuto e all’ascolto attira gli infelici e gli irrisolti.

In una Tokio già super moderna, pur essendo il romanzo ambientato agli inizi degli anni ’70, gigantesca e caotica, Watanabe non si perde, rimane fedele a se stesso e sa amare, con forza e coraggiosamente. Non permette a se stesso di lasciarsi andare, non trascura di vivere, non concede nulla alla depressione strisciante e velenosa dei suoi amici.

Un “romanzo di formazione” incoraggiante e reale.

E poi c’è la questione della sessualità, che in Giappone è vissuta in maniera decisamente diversa dall’Occidente dominato dalla Chiesa, con le sue inspiegabili chiusure mentali. All’interno del romanzo la sessualità è onnipresente. I rapporti d’amore tra ragazzi e ragazze includono necessariamente il sesso, ed è lì che si incuneano le fratture, le incertezze, la difficoltà del vivere. Watanabe fa l’amore con Naoko solo una volta, e per la ragazza vivere la sessualità in modo reale e dolce scatena fantasmi e paure che la portano prima in una clinica psichiatrica e poi alla morte.

Il romanzo è incentrato esclusivamente su questi giovani, i genitori sono assenti o corpi dolenti in un letto di ospedale. Unica presenza matura è Reiko, donna dal passato travagliato ma capace di grandi sentimenti, l’unica che sa cogliere il senso di colpa generato dalla voglia di vivere di Watanabe e l’unica in grado di sapere trovare le parole per dirgli che la vita potrà andare avanti, che dovrà scegliere la felicità e non rimanere incastrato nelle profondità di morte dei suoi amici.

Un romanzo complesso, in cui riconoscersi e da cui allontanarsi. Un incontro con una cultura giapponese attratta dal mondo occidentale, ma ugualmente misteriosa e affascinante, con i suoi rituali, il cibo, gli usi e le tradizioni inconsuete e vorremmo quasi dire magiche.

Murakami Haruki, “Norwegian wood”, Einaudi 2006
Giudizio: 4 / 5 – Romantico
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I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Dante Maffia, “Milano non esiste”, Hacca 2011
IL SAGGIO: Miriam Giovanzana, “Il vento è cambiato”, Terre di Mezzo 2011
IL CLASSICO: Ernesto de Martino, “Sud e magia”, q.e.

IRRINUNCIABILE COME L’ARIA CHE RESPIRIAMO: LA LEGALITA’ OGGI
Mario Caligiuri, “Cultura della legalità. Come lo Stato sta combattendo la ‘ndrangheta”, Rubettino 2011
Flavio Tranquillo-Mario Conte, “I dieci passi. Piccolo breviario sulla legalità”, Add 2010
Roberto Luciani-Morgana Clinto, “Dalla parte giusta. La legalità, le mafie e noi”, Giunti Progetti Educativi 2008

I LIBRI PIU’ VENDUTI A MANFREDONIA, LIBRERIA EQUILIBRI
1. Andrea Camilleri, “Il gioco degli specchi”, Sellerio 2011
2. Carlos Ruiz Zafon, “Le luci di settembre”, Mondadori 2011
3. Susanna Tamaro, “Per sempre”, Giunti 2011

LIBRI… IN EQUILIBRI
di Libreria Equilibri
Stefano Bartezzaghi, “Sedia a sdraio”, Salani 2011
Come si gioca a Sedia a sdraio? Immobili sotto l’ombrellone, in campeggio, al fresco sotto un albero, o in macchina mentre aspettate speranzosi il diradarsi di una coda chilometrica al casello; in terrazzo, per non sentire la tv dei vostri figli, o in metropolitana, mentre andate al lavoro. Si può giocare ovunque: anche in poltrona, d’inverno, davanti al caminetto. Basta chiudere gli occhi. E se proprio non volete giocarci voi, potete sempre insegnare una Sedia a sdraio al vostro vicino di ombrellone, magari finalmente la smetterà di parlare a ruota libera!
Prendi le ferie, parti per il mare, trovi una spiaggia, ti spogli quasi del tutto, apri una sedia a sdraio, ti ci adagi, chiudi gli occhi. INCOMINCIA IL MISTERO. Cosa si fa quando non si sta facendo nulla? A che gioco giochiamo, mentre il sole ci abbronza? Il tempo che si passa sulla sedia a sdraio, immobili e taciturni, può essere utilmente dedicato ad allenamenti mentali.

“Le bocce e lo yo-yo, il ping pong e il calcio, il gioco dell’oca e i videogame in cui si spara agli alieni. Quasi ogni gioco e ogni sport di quelli che impegnano normalmente i muscoli ha un possibile equivalente da giocare solo tra sé e sé. Basta conoscere le regole e rassegnarsi all’impossibilità di vincere senza essere simultaneamente sconfitti”. Preferite giocare COL LEGO o COLL’EGO? Dimenticate carta e penna, chiudete gli occhi e preparatevi a giocare con niente e con nessuno. Tennis da sdraio, jogging mentale, anagrammi, canzoni – rovello, limerick, yo – yo verbale, logogrifi, meta grammi, lipogrammi, gioco dell’oca da sdraio, battaglia mentale, gratta e vinci, lego con le parole, “le dieci cose che”, genealogia enigmistica, sparare ai fosfeni… Per allenarsi senza muovere un dito!

“Sapete com’è fatto un logogrifo? Adesso è perfettamente inutile che vi allarmiate e vi rialzate dalla sedia a sdraio per scrutare il mare, si profilasse casomai al largo la coda del fratello del mostro di Loch Ness o la sagoma di un T – Rex giurassico. Vi siete fatti suggestionare dal nome, ma il logogrifo non ruggisce, non sputa fuoco, non morde, non sbrana, non abbatte case e alberi con la cosa rostrata. Il logogrifo è un gioco. In una scala di difficoltà da uno a dieci, se lo giocate con carta e penna vale quattro; scrivendo sulla sabbia, cinque; a mente e a occhi chiusi, sei. ”

Per contatti, segnalazioni, consigli, comunicazioni, collaborazioni: macondolibri@gmail.com

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