Macondo – 12 febbraio 2011

∞ Le immagini di Nichi ∞

È facile intuire come e perché Niki Vendola, il giovane omosessuale comunista, dissacratore della politica cristallizzata, prorompente rivoluzione dell’oratoria pragmatica migliorista, abbia ingollato, metabolizzato ed esteriorizzato la categoria del sogno, riproducendola sottoforma di una politica refrigerata dal soffio della fantasia. Quando vieni da Terlizzi, vivi vedendo accanto a te morire giovani compagni, uccisi dai fascisti, e ti ritrovi catapultato, valigia, aneliti ed affini nelle stanze imponenti ed attraenti di Botteghe Oscure, non si può fare a meno di somatizzare l’amore sottoforma di passione montante.

Un anno prima di quel giorno da leone che lo catapultò nella scala mobile e che lo ha portato ad essere, ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi, uno dei politici più amati, lo racconta lui stesso, con religioso silenzio aveva omaggiato la salma di Enrico Berlinguer. Anche lui, ragazzo, in fila. Anche lui, ragazzo fra ragazzi e ragazzo fra vecchi compagni di vita e di Storia, varcò la soglia della camera ardente con il lutto nel cuore.

Come il leader sardo, Vendola ha l’innata capacità di frantumare i limites comunicativi. Come il leader sardo, Nikita il rosso ha saputo introdurre nei palazzi del potere il vento popolare, le voci dei pensionati, le esperienza degli ultimi, i racconti dei pescatori, le storie dei bambini. Ha dato alla politica un volto umano, parvenze di carne e non già odore di soldi maneggiati dalle minoranze di petrolieri, faccendieri ed imprenditori.

Il Vendola vero ce lo racconta Gianluca Arcopinto ne “Le parole del futuro. La ballata di Nichi Vendola”. Edito da Limina, il cofanetto, contenente un libello ed un dvd, sfrutta tutto il campo delle emozioni del Governatore pugliese. Come in una biografia dalle forti tinte teatrali, a tratti commedia, ma soprattutto dramma, la vita di Nichi si dipana grande quanto il Tavoliere ed il mare del barese, delicata ed insieme emozionante come le distese d’ulivo murgiane e le fortezze normanne, poi sveve, poi angioine.

Tre capitoli il libro, “Le parole del futuro”, con fuoco incentrato su quel primo, letterale atto d’amore di Nichi nei confronti del suo eccelso maestro di vita, don Tonino Bello. Vescovo di Molfetta, vero innovatore sociale, sovvertitore dei canoni sociali consolidati, è lui a stanare dal corpo di Vendola, l’anima di Nichi. Con un martello chiamato Sarajevo. Ed il rivoluzionario gentile lo ringrazia a modo suo, dedicandogli l’impegno, standogli vicino sino alla fine ed eternificandolo con le parole. Braccia conserte, lupetto nero sotto giacca grigia, semplicemente lo immortala definendolo “il più formidabile profeta del pensiero meridiano, di un sud del mondo che annuncia l’importanza di tuffarsi nel mare”. Nella voce, la frattura della commozione, l’alterazione del sentimento.

Tre parti anche per il grande film “La ballata di Nichi Vendola”, ed in mezzo sempre lui, Nichi. In correlazione con i suoi eroi (Don Tonino, ma anche Berlinguer e Pasolini) e faccia a faccia con la sua storia personale. Svetta l’amore per il Pci, partito in cui fu sempre considerato un ribelle ma alla cui frantumazione si oppose strenuamente, per far sì che quel baluardo, che era un simbolo popolare prima ancora che una zona di confluenza militante, non cedesse sotto i colpi delle esigenze mercantili. E nel primo capitolo del film, Vendola dedica al Partito Comunista parole forti, emozionate, sentite.

Eppure è in quello successivo che si ritrova la ragione dell’intero lavoro di Arcopinto. Nell’incontro fra Nikita (“come mi chiamavano le mie zie, tutte morte”, anche loro simbolo del Pci) e Corso Salani innanzitutto, ma anche nell’incontro con Via Capruzzi, con il mondo delle primarie e la nascita del suo popolo. Che è realmente “suo” personale. Suoi operai dediti alla sua causa. È nel 2005, nella corsa al cambiamento dall’interno, nell’accettazione della sfida di Raffaele Fitto (e del Pd di Francesco Boccia), che risiede la ragion d’essere di questo dvd e dell’intero lavoro.

Descrivere Vendola, vivisezionare Vendola, tassellare Vendola, studiare Vendola vale realmente la pena. Le sue parole, quelle “del futuro”, già sarebbero abbastanza. Aggiungerci le immagini, la scorsa di operai di Melfi e dei funerali di Berlinguer, è il grande merito di Gianluca Arcopinto. L’aggiunta di un sogno alla narrazione.

Gianluca Arcopinto, “Le parole del futuro. La ballata di Nichi Vendola” (libro+dvd), Limina 2010
Giudizio: 3.5 / 5

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∞ Le indagini di un uomo in disuso ∞

di Roberta Paraggio

Il mare a Casablanca vive nascosto, tra l’aria salmastra e blu e l’ incessante scroscio delle onde, segna un confine con l’infinito vasto e pure invisibile.

L’ ispettore Jaime Ramos gli somiglia, solitario e impercettibile, così come lo descrive Francisco Josè Viegas nel suo ultimo romanzo, Il mare di Casablanca, edito da laNuovafrontiera.

Un uomo apparentemente senza passato che si occupa nelle sue indagini di ricostruire le esistenze altrui, le biografie di chi si è nascosto alla vita per schivare la morte, di chi muore più volte senza aver mai vissuto una vita che gli appartiene davvero.

La sordità e la voluta solitudine gli hanno cancellato la memoria, un uomo di colore assassinato con indosso scarpe diverse e una telefonata nel cuore della notte solitaria lo faranno tornare indietro, ad un passato celato e prepotente.

L’indagine diviene un pretesto per ricostruire una traiettoria a ritroso, il presente si affastella ai ricordi delle città in cui ha vissuto e combattuto, delle donne che ha creduto di amare e che adesso non ci sono più, Jaime Ramos non è, non è un uomo romantico, non è un lettore accanito, non è un ispettore di polizia tronfio o zelante, non è un viaggiatore e non è ciò che è stato.

Emilia, l’unica donna che ha sposato è morta, non ne ha nessuna nostalgia, le loro vite non si sono mai incontrate, non hanno avuto luoghi da ricordare, nè date da segnare sui calendari.
Cerca i posti dove il mare si vede meglio in un Portogallo piovoso e lattiginoso che pure sa di un qualcosa di struggente e che è incelabile al lettore.

Jaime Ramos è l’Angola e la Guinea, è la rivoluzione fallita, è il mal d’Africa che torna con le fitte ad una salute già malconcia, è una musica triste che fa da sfondo a queste pagine, è un sentimento di stanchezza che non si arrende, di malinconia non trasferibile e non comunicabile.

E’ un ossimoro, è l’uomo che non è stato , è una sensazione nostalgica ma utopica, è una possibilità che non si è realizzata, una militanza politica in cui non ha creduto fino in fondo, è un desiderio che non si è avverato ma che è possibile, come la verità che cerca, è un profumo che fa tornare indietro, è l’odore triste delle domeniche pomeriggio nelle balere di periferia.

Jaime Ramos è il protagonista di quello che sarebbe riduttivo definire solo un noir, Il mare di Casablanca è molto di più, è una storia di storie, è una scatola non più cinese ma portoghese, che racchiude in sé la vendetta e la fuga, le pieghe del tempo che si dipanano al suono del fado.

Francisco Josè Viegas, Il mare di Casablanca, laNuovafrontiera, 2010
Giudizio: 4 / 5 Da leggere assolutamente

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I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Donatella Di Pietrantonio, “MIa madre è un fiume”, Elliot 2011
IL SAGGIO: Gianpaolo Romanato, “Un Italiano diverso. Giacomo Matteotti”, Longanesi 2011
IL CLASSICO: Daniel Defoe, Moll Flanders

14.02. LEGGERE IN AMORE
Pablo Neruda, “Todo el amor”, q.e.
Marco Cavina, “Nozze di sangue”, Laterza 2011
Gabriel Garci Marquez, “L’amore ai tempi del colera”, Mondadori

I LIBRI PIU’ VENDUTI DALLA LIBRERIA EQUILIBRI
Umberto Eco, “Il cimitero di Praga”, Bompiani 2010
Gordon Reece, “Topi”, Giunti 2011
Carlos Ruiz Zafón, “Ombra del vento”, Mondadori 2006

(Rubrica a cura di Piero Ferrante)

 

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