Palloni di carta – 26 gennaio 2011

Il primo enigma che ci si pone avendo in mano una copia di“Campanile Sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste” (Ninì Delli SantiLa Ricotta, 2010) è che cosa diavolo significhi quella locuzione così simile ad un periodico indipendente di matrice cattolica.“Campanile sera”, invece, non è l’organo officiale di qualche oratorio di provincia, ma un modo gergale per intendere un pallone scagliato in aria, verso il cielo di Dio, con tutta la forza esplosiva di un calcio.
Il secondo enigma, più concreto è cosa ci trovi un viestano doc come Delli Santi a narrare la storia di una squadra che, così, apparentemente, limitandosi alla copertina di un libro, non ha una tradizione, è destoricizzata dal contesto dei grandi e dei medi, relegata non nell’alveo della mediocrità, ma in quello della totale abulia sportiva.

Eppure basta una scorta, è sufficiente già leggere l’emozionata prefazione che lui stesso pone a testa delle duecento e rotte pagine, per capire come, ancora una volta, la narrazione di una storia sia semplicemente il presupposto per l’emersione di un pensiero recondito. Come il pallone racchiuda, nella sinuosità suadente della sua forma, le condizioni essenziali del quotidiano; come le gioie e le delusioni provate su un campo verde, null’altro sono, alfine, che le anticipazioni della vita vera. Il gioco di squadra, le norme comuni, il sudore, la fatica, l’esultanza, la maglia attaccata al petto, il saper capire dove incominci e finisca lo scontro. È qui la tacca territoriale del calciatore, è qui il confine che si confonde, mescolando ambiti diversi ma compatibili. Eccola, l’ammissione: “Non so se alla fine questo libro parla di me attraverso il gioco del calcio, o se parla del gioco del calcio attraverso la mia persona”. Lo dice l’autore in un accenno di sentimentalismo, prima di dare avvio alla narrazione vera e propria. Prima di battere una strada per metà sospesa nel cielo dell’autobiografia, per un’altra metà calata con i piedi nella saggistica. La prima, filosoficamente stimolante, abitata da un viandante per nulla occasionale, Vincenzo. Il primo maestro di calcio del decenne Ninì, che apprende segreti, tattiche, trucchi nello scalcagnato stadio di Vieste. È a contatto con questo Nereo Rocco in la minore che il bambino matura la velocità dei pensieri fusa alla rapidità dell’esecuzione. È grazie a questo eremita chiuso nel tempio erboso che Ninì si scopre capitàno della squadra della sua infanzia, impara a godere delle gioie del pallone, a manipolarlo senza mancargli di rispetto.
La seconda parte del libro, si dipana sulle vie del saggio. Un saggio sui generis, composto originale di storia e poesia, in cui i calciatori sono poeti, narratori, filosofi, scrittori. Utile (si trovano tabelle delle stagioni migliori dell’Atletico Vieste) ed insieme mai arrendevole alle catene della noia.
Perché il calcio parte dal basso e nel basso trova, spesso, la sua realizzazione emozionale più concreta.

Ninì Delli Santi, “Campanile Sera. Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste”, La Ricotta 2010
Giudizio: 3 / 5

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