La Massaia Pazza, 5 maggio 2011

“In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia” (M.V. Montalbàn)

C’è chi mi chiama massaia, c’è chi mi chiama signora. Io preferisco soltanto essere me stessa. Racchiudo i piccoli segreti delle arti del quotidiano, piccole ricette tradizionali, gemme per la Pasqua più colorata o per il Natale più accogliente, per un benvenuto alla primavera e per un riparo caldo contro i geloni invernali. Non sono in un solo posto, sono soltanto nella creatività di ognuno. Sono pazza perché non controllabile. Perché tingo di colore quella parte di vita che sembra sobria e un po’ stantia, ma che con un solo tocco puoi tramutare in arcobaleno. Sono nell’accoglienza calda di un uscio e nel rumore del ferro che batte. Sono nelle stagioni, nelle festa comandate e, ancora di più, in quelle che non lo sono. Sono nei bambini e li prenderò per mano, sono negli adulti. Sono pure gli adulti. Sono una massaia, ma non è detto che sia donna. Forse sono soltanto uno stereotipo, creato per tenere nascosta la sorpresa del mio vulcanico pensare. Benvenuti a tutti nella mia cucina, benvenuti nei miei spazi, benvenuti nel mio mondo. Che, a partire da oggi, è anche il vostro.
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Tempo di semplicità e velocità in casa Massaia, dopo le mangiate delle feste e le finte prove di penitenza rieccoci ai fornelli…e poi, visto che di impastare non ci stanchiamo mai, lasciamo i fornelli per un attimo e dedichiamoci alla cartapesta veloce in stile Massaia.

Ricetta della settimana
BUCATINI RUSTICI AL FINOCCHIETTO
Ingredienti: Pancetta (q.b., ma non molta) – salsiccia (un paio di capi per quattro persone) – finocchio selvatico (non troppo altrimenti si corre il rischio di ammazzare tutti i sapori) – pomodorini (una decina) – bucatini – aglio (uno spicchio)
Soffriggete l’aglio in padella, aggiungete la salsiccia fresca privata della pelle e fate friggere un po’; poi, unite la pancetta tagliata a dadini, lasciate cuocere e quando saranno ben fritte, aggiungete qualche pomodorino fresco e infine il finocchietto selvatico spezzettato. Cuocete i bucatini e mescolateli in padella…servite e gustate un piatto semplice e dal sapore sorprendente.

L’aria finalmente si riscalda, il cambio di stagione si avvicina…a casa Massaia si impasta e quindi della prova costume ci importa ben poco…ma…non ci toccate per favore gli accostamenti di colore collana,orecchini top…quelli sono imprescindibili, ma si sa gli accessori belli costano e come dice sempre la nonna l’acqua è poca e la papera non galleggia,la banale cineseria non ci piace…e allora? Non ci resta che far da noi e iniziare a creare una bellissimissima e appariscente COLLANA DI CARTAPESTA
Si, ma come si fa?
Occorrente: Carta di quotidiano- colla vinilica mista ad acqua – colori acrilici – lucido – stuzzicadenti – filo di cotone da ricamo o qualsiasi filo di vostro gradimento – un pennello.
Questa cartapesta è molto semplice e soprattutto veloce, infatti non necessita di macerazione…dunque, prendete gli stuzzicadenti grandi, (quelli da spiedino per capirci) e arrotolatedìci intorno le strisce di carta di giornale su cui avete passato la mistura di acqua e colla, sovrapponete le strisce non troppo inzuppate, formerete così dei cilindretti che poi andrete a schiacciare alle due estremità. In questo modo prenderanno una simpatica forma sferica, lasciate asciugare poi dipingete con gli acrilici e lucidate. A questo punto quando anche il lucido sarà ben asciutto, le perline saranno pronte per essere infilate.Io ho preso un semplice filo da ricamo e ho fatto un nodino prima e dopo ogni perla in modo da farle rimanere fisse. Non ci resta che indossarla…Buon impasto a tutti!

La massaia, nella sua libreria, ha inserito:
Barbara Aldrovandi, Decoupage creativo con i tovaglioli, Il Castello 2007

La Massaia Pazza – 14 aprile 2011

“In realtà nessun essere umano indifferente al cibo è degno di fiducia” (M.V. Montalbàn)

C’è chi mi chiama massaia, c’è chi mi chiama signora. Io preferisco soltanto essere me stessa. Racchiudo i piccoli segreti delle arti del quotidiano, piccole ricette tradizionali, gemme per la Pasqua più colorata o per il Natale più accogliente, per un benvenuto alla primavera e per un riparo caldo contro i geloni invernali. Non sono in un solo posto, sono soltanto nella creatività di ognuno. Sono pazza perché non controllabile. Perché tingo di colore quella parte di vita che sembra sobria e un po’ stantia, ma che con un solo tocco puoi tramutare in arcobaleno. Sono nell’accoglienza calda di un uscio e nel rumore del ferro che batte. Sono nelle stagioni, nelle festa comandate e, ancora di più, in quelle che non lo sono. Sono nei bambini e li prenderò per mano, sono negli adulti. Sono pure gli adulti. Sono una massaia, ma non è detto che sia donna. Forse sono soltanto uno stereotipo, creato per tenere nascosta la sorpresa del mio vulcanico pensare. Benvenuti a tutti nella mia cucina, benvenuti nei miei spazi, benvenuti nel mio mondo. Che, a partire da oggi, è anche il vostro.
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Ricetta della settimana
PIZZA RUSTICA DI PASQUA
Ingredienti per l’impasto esterno: 1kg di farina – 250gr di margarina – 25 gr di lievito di birra-
Mettete tutto sulla spianatoia e lavorate fino ad ottenere un impasto che risulti molto morbido e quasi appiccicoso, lasciate lievitare fino a quando sarà quasi raddoppiato.
Ingredienti per il ripieno:Carciofi- mortadella-pepe.
Prendete la parte più tenera dei carciofi tagliatela a spicchi e soffriggetela con olio e aglio,una volta cotti, aggiungete la mortadella tagliata a striscioline e usate questo ripieno per farcire la vostra pizza a cui potete dare anche la forma di mega calzone.
Spennellate la sfoglia con il rosso d’uovo così che una volta sfornata risulti lucida (buona si…ma anche bella!), infornate a 180° per circa 30 minuti finchè non sarà bella dorata.

E mo magn’t e nun stubbetejate!

Come promesso…questa settimana la Massaia si è data da fare per prepare alberelli e uova a decoupage e non solo…

Ecco a voi dunque L’ALBERO DI PASQUA E LE UOVA DECORATE

Si, ma come si fa?

Occorrente:.Ramo secco-fiori di pesco (veri o finti fate voi)-uova vere e di polistirolo-tovaglioli da decoupage-colori acrilici-colla vinilica diluita con acqua-pennelli-lucido di finitura-nastrini.
Se avete le uova vere, fate un forellino con un ferretto (tipo quello per i fusilli, per capirci), soffiate dentro fino a far uscire il contenuto che conserverete per una bella frittatona, sciacquate con acqua e aceto e lasciatele asciugare bene.Se siete dei virtuosi del disegno con gli acrilici fate dei bei disegni a piacere, fiorellini, gallinelle,pulcini…se come me siete scarsissimi nel disegno il decoupage vi viene in soccorso!
Dunque, prendete i tovaglioli e ricordatevi di separare i veli(non fate i furbi!), iniziate a stendere lentamente la colla sull’uovo con un pennello a punta quadrata fino a ricoprirne tutta la superfice oppure solo una piccola parte se avete già dato un bel fondo di acrilico all’uovo.
Lasciate asciugare le uova e una volta lucidate (sempre a pennello), passateci intorno il nastrino e formate un fiocchetto che farà da appendino per i rami.

uova

L’albero è molto semplice, l’importante è fissarlo bene nel vaso, noi abbiamo usato la carta di giornale camuffata poi con la pagliuzza arancione, e intorno ai rami per dare un tocco di colore abbiamo intrecciato i rami di pesco e aggiunto qualche nido pigolante.
Insomma….sbizzarritevi e fatemi sapere e vedere il vostro albero!

La massaia, nella sua libreria, ha inserito: Ada Boni, Il talismano della felicità, Colombo

∞…Affacciati su quel che sarà…∞

∞Andare lenti è rispettare il tempo, abitarlo con poche cose di grande valore, con noia e nostalgia, con desideri immensi sigillati nel cuore e pronti ad esplodere oppure puntati sul cielo perché stretti da mille interdetti.∞

 

Vieni qui…affacciati…ascolta..si sente il mare

Macondo 31 dicembre 2010

♣ Frange di Messico

di Roberta Paraggio

Sandra Cisneros, Caramelo, Nuova Frontiera 2010 (n.e.)

Da Chicago a Città del Messico, fino ad Acapulco e a San Antonio del Texas, Caramelo è un viaggio rumoroso fatto in macchine strapiene di bambini, bagagli, ricordi, e vacanze. Gambe sudate che si attaccano ai sedili in finta pelle, confini da attraversare nelle ore più calde e stupide canzoncine intonate a squarciagola per ingannare il tempo prima dell’arrivo in Calle del Destino. Destinazione: la casa di Nonna TremendaNonno Piccolo.

Da nonna Tremenda Soledad, potente dittatrice, fino alla bisnonna Guillermina che morendo ha lasciato incompiuta la frangia del suo rebozo color caramelo, fino alla narratrice Lalita che riprende i fili di quello scialle con la sua narrazione sorprendente.
Un’intervista a Nonna Tremenda prima che vada via per sempre, per raccontare la storia di un’intera famiglia messicana in perenne movimento, l’infanzia solitaria, l’invisibilità che incattivisce, la giovinezza in una città talmente triste da avere campanili preclusi alle donne, troppo alto il rischio che vi salissero per farla finita.

E l’amore per Narciso, nonno Piccolo, colui che fino alla morte amerà l’altra, Exaltaciòn Henestrosa, una donna enorme con un cappello di iguana che non lo ricambierà mai, eppure, prima di morire, sommerso da centinaia di scope colorate, spazzato via da questa terra, nonno Piccolo penserà a lei.

Un battibecco continuo tra nonna e nipote, Lalita, ostinata a raccontare la verità, Soledad che ancora tenta di nascondersi dietro i cuentos, le piccole bugie che non fanno male. Ma Lalita disfa la frangia e riprende daccapo, pesca nei ricordi e negli odori tra Messico e Stati Uniti, tamales e bibite americane dolciastre e gassate. In “Caramelo”, ogni momento ha un odore, profumi di lacrime portati dall’oceano di Acapulco, l’unica vacanza della famiglia Reyes immortalata in una foto in cui tutti fanno finta di esser felici.
L’odore di aceto e tristezza in cucina, di cose mai dette e piccole rabbie sopite, l’olezzo di carne fritta che anticipa la presenza di Nonna Tremenda ogni volta che Lalita è sola, conforto e tortura, monito e compagnia, l’onnipresente matrona messicana non va mai via davvero.
Torna per ricordare che il rebozo caramelo non è compiuto, che i fili sono ancora li in attesa di esser intrecciati, tra historia e cuento, ricordi veri e piccole menzogne.

SANDRA CISNEROS, “CARAMELO”, La Nuova Frontiera, 2002

Giudizio 3,5 / 5 Rutilante

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♦ In attesa con Buzzati

di Piero Ferrante

Lucia Bellaspiga, "E se poi venisse davvero? Natale in casa Buzzati", Ancora 2010

C’ha impiegato trent’anni, Dino Buzzati, a chiedersi il senso del Natale, della festa. L’autore de “Il Deserto dei tartari”, la firma del Corriere della Sera, si è riflesso nello specchio della festa santa per eccellenza con la frequente cadenza della strega di Biancaneve. Come quella, Buzzati andava alla ricerca di un senso. Da ateo, questo senso rassicurante, la certezza, la cercava nelle cose del mondo. Dal mondo, dalle luci, dallo sfavillio, dai doni, dalle voci. È nell’uomo e nei suoi gesti, nell’uomo e nei suoi vizi, nell’uomo e nei suoi limiti, nell’uomo e nelle sue paure, nell’uomo e nelle sue maschere, nell’uomo e nei suoi occhiali storcenti, che Buzzati ha scrutato. Sentimenti che ha indagato quasi il mondo fosse una immane tasca. Vi ha attinto a piene mani. Ha scavato, ha cercato, ha spostato. E scavando, cercando, spostando, ha sperato di trovare.

È questa parte di Buzzati che ha solleticato la curiosità intellettuale di Lucia Bellaspiga (giornalista de “L’Avvenire”). Con la milanese Ancora, ha dato alle stampe il testo “E se poi venisse davvero? Natale in casa Buzzati”. Un volumetto agile, veloce come veloci sono le ore della festa, rapide e soddisfacenti come l’intermittenza delle lucciole sull’albero, frugali e senza pretese come un pasto consumato con il solo condimento del bene familiare.

Vi emerge, dunque, un Dino Buzzati non proprio inedito. Un po’ bambino gioioso, un po’ eremita della psiche, un po’ apolide della fede. Emerge un Buzzati in evoluzione, giammai fideista e men che mai partigiano della ragione. Tutt’altro. La Bellaspiga si serve di citazioni ampie, attinge alla vasta bibliografia buzzatiana in tema natalizio, per illustrare i dubbi. vero, perché di dubbio e non di altro si parla. In Buzzati, è assente l’arrovellamento del cercatore della fede tanto quanto non si scorge traccia del presuntuoso disfattismo dell’ateo. Dino Buzzati, il non credente Buzzati, lo scrittore Buzzati, il cronista Buzzati, il lucido Buzzati è anche quello che scorge i perbenismi per stanarli, il cui moralismo non è fine a sé stesso ma si staglia del cielo della morale, che addita i disfattismi ed i disfattisti. Li valuta, li giudica, li condanna.
Nella ricerca del significato del Natale, Buzzati ha vestito e svestito dolcezza, rabbia, incertezza, illusione e disillusione. Ha riversato sui suoi personaggi queste emozioni, vi ha vomitato addosso parole e sentimenti. Nelle creature di Buzzati è leggibile tutto Buzzati. È lui quello che chiede il ritorno al sogno, come è lui quello che inveisce contro la festa; è lui quello che sproloquia sottilmente contro il consumismo, ed è lui quello che calca la mano sull’importanza della presenza nella vita dell’altro. Il suo Natale non è dissimile da quello di un credente. E pur nella fatica di cogliere appieno il senso, mai Buzzati tradisce il grande mistero dell’attesa, mai disattende alla gioiosa riunione di bontà (e lui parla espressamente di bontà e la contrappone alla miseria patetica del buonismo di facciata). E, nel riconoscimento dell’attesa, è insito debolmente ed implicitamente il mistero della sacralità. Ed il suo Gesù, il Gesù della verità, il Gesù dei bambini, il Gesù del sogno, sa essere anche beffardo. A punto tale che la sua eventuale venuta – che chiede, quasi invoca come risposta alle mille domande poste a se stesso – smonterebbe i teoremi meccanicistici di un’umanità di “atomi”, “razzi”, “torri”.
Perché, in fondo, “i prodigi non hanno fretta”. Tanto vale star lì ad aspettare. Senza fretta e senza rumore. Silenziosi.

LUCIA BELLASPIGA, “E SE POI VENISSE DAVVERO? NATALE IN CASA BUZZATI”, ANCORA 2010

Giudizio: 3 / 5 – Speranzoso

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I LIBRI PIU’ VENDUTI A MANFREDONIA, LIBRERIA EQUILIBRI
AA.VV., “Il grande libro dei perché”, Giunti 2010
Benedetta Parodi, “Benvenuti nella mia cucina”, Vallardi 2010
Antonella Clerici, “Ricette di casa Clerici”, Rizzoli 2010

I LIBRI CONSIGLIATI DA EQUILIBRI
IL ROMANZO: John Grisham, “Io confesso”, Mondadori 2010
Ambientato in Texas, il più forcaiolo degli Stati Uniti, il romanzo ha per protagonisti un prete e un assassino. I due si incontrano nelle prime pagine, quando il pluricondannato Travis Boyette, colpito da un cancro al cervello, confessa al reverendo Keith Schroeder l’omicidio di una ragazza bianca, cheerleader del liceo, avvenuto dieci anni prima. Scagionando così Donté Drumm, un giovane di colore già condannato per quel delitto e in attesa della pena capitale. Ma la confessione di un assassino riuscirà a liberare un innocente? Secondo Grisham non è tutto così scontato se si entra nelle maglie intricate del sistema giudiziario americano. Sarà una corsa contro il tempo, quasi come quella dell’editore al lettore delle feste.
IL SAGGIO: Corrado Augias, “I segreti del Vaticano”, Mondadori 2010
I segreti del Vaticano racconta “storie, luoghi, personaggi di un potere millenario”.
Il cuore dell’autore, lo si capisce subito molto bene, è dalla parte, diciamolo con linguaggio moderno, dei preti di base, quelli che scelgono di stare fra la gente e spesso disobbediscono alle gerarchie. L’opera dei don Mazzi, don Ciotti e don Gallo è del resto ben nota e apprezzata così come molti ricordano la figura di dom Franzoni, abate di San Paolo, di cui scrisse Pasolini: «non c’è predica di dom Franzoni che prendendo convenzionalmente il pretesto o dal Vangelo o dalle Lettere di Paolo, non arrivi implacabilmente ad attaccare il potere».

NARRATIVA PER BAMBINI: AA. VV., “Il grande libro dei perché”, Giunti 2010
Nuova edizione aggiornata e graficamente rinnovata per uno dei titoli più importanti del catalogo Giunti Junior. Il grande libro dei perché offre ai ragazzi un panorama di oltre 600 domande e risposte sugli argomenti più vari: l’universo, il pianeta Terra, il mondo vivente, i popoli e le civiltà del mondo, i luoghi e le città più particolari, la comunicazione e l’informatica. Per esaudire tutte le curiosità e rispondere ai dubbi più strani: per scoprire perché le comete hanno la coda e perché alcuni pesci sono chiamati spazzini, per imparare il perché nei deserti si incontrano le oasi e il perché si parla di “villaggio globale”, per stupirsi leggendo perché dalla testa delle balene esce il fumo o perché al cinema vediamo le immagini in movimento! Riccamente illustrato e con tanti box di approfondimento.

I LIBRI CONSIGLIATI DA STATO QUOTIDIANO
IL ROMANZO: Dino Buzzati, “Il panettone non bastò. Scritti, racconti e fiabe natalizie”, Mondadori 2004
IL SAGGIO: Pietro Scoppola, “Lezioni sul Novecento”, Laterza 2010
IL CLASSICO: Vasco Pratolini, “Metello”, q.e.

CHI LEGGE IL PRIMO DELL’ANNO LEGGE TUTTO L’ANNO. LIBRI PER IL CAPODANNO
Christopher Bush, “Omicidio a Capodanno”, Polillo 2009
Vladimir Dudincev, “Storia di Capodanno”, Nottetempo 2002
Guido Cossard, “Storia e riti di Capodanno”, Rizzoli 1999

Macondo – La città dei libri

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